“Una vespa per la pace”. Nel Coretto della Cattedrale un’originale opera del Caltagironese Giacomo Lombardo per riflettere sul passato e il presente della storia.

Nel 2015, nell’officina Annaloro di Caltagirone, venne portata una vecchia vespa, una vbb2, con un telaio oramai irrecuperabile, ma non tanto da non poterne fare qualcos’altro.

Il vederla, fece scoccare nella mente del caltagironese Giacomo Lombardo una scintilla, la possibilità di concretizzare in qualcosa di assolutamente originale le sue due grandi passioni, quella per la vespa e quella per la realizzazione di presepi secondo l’antica tradizione calatina.

Dopo un paio di anni di riflessioni e di accurata ricerca, venne fuori la rappresentazione di un periodo della storia italiana che va dal 1938 al 1960, dall’anno della promulgazione delle leggi razziali fasciste alla ripresa economica del dopoguerra che trova nella vespa della Piaggio e nella sua diffusione un’immagine iconica.

Utilizzando materiali poveri e rottami (tutti elementi Piaggio) e diciotto figurine in terracotta create per l’occasione da Salvatore Crisalfi, nella prima fiancata dello scooter, Giacomo Lombardo ricrea l’Italia devastata dalle barbarie della Seconda Guerra Mondiale, con la negazione dei diritti fondamentali di uomini, donne e bambini esercitata dall’ideologia e dalla violenza fascista e nazista; nella seconda, i primi passi di quella ricostruzione che porterà al boom economico e alla trasformazione dell’Italia da Paese a vocazione prevalentemente agricola a Paese a forte sviluppo industriale: su questo sfondo, filo rosso è la vicenda della Piaggio che si trasforma da fabbrica di armi a fabbrica di veicoli a due ruote, tra i quali appunto la Vespa che entra nell’immaginario collettivo come simbolo di fiducia nel futuro (a questo proposito, si veda la sua presenza in capolavori del cinema, quali Vacanze romane di W. Wyler, La dolce vita di F. Fellini e Caro diario di N. Moretti).

L’opera, con il titolo L’Italia s’è vespa (chiara allusione al nostro inno nazionale), fu esposta per la prima volta il 10 dicembre 2018 a Villa Niscemi, sede di rappresentanza del Municipio di Palermo, in occasione della presentazione del calendario di Vittinavespa, una delle iniziative collegate alla programmazione di Palermo Capitale della Cultura. Grande fu l’interesse dei social media e della stampa, non solo per la sua originalità, ma in particolare, per la sua capacità di suscitare forti emozione e di offrire la possibilità di riflettere sulla storia recente del nostro Paese e ripensare i valori che stanno alla base di un autentico progresso.

La vespa di Giacomo Lombardo, viene ora riproposta in un momento storico dolorosamente segnato dall’invasione dell’Ucraina da parte della Russia: dopo la tragedia delle due Guerre mondiali del secolo scorso, nessuno pensava che si potesse ripresentare la stessa barbarie nel cuore dell’Europa. Anche se cambiano i luoghi e gli uomini, la prima fiancata della vespa mette dinnanzi agli occhi gli orrori della guerra; la seconda, rivista nell’attuale contesto, porta a pensare, come scriveva Alessandro D’Avenia in un recente articolo sul Corriere della Sera, che “il progresso tecnico e il benessere a cui affidiamo sempre di più le nostre ansie di salvezza ci dà l’illusione di diventare migliori, ma non è così. L’uomo non si salva grazie al progresso esteriore ma grazie a quello interiore: quando, per esistere, smette di cercare il potere e quindi la potenza, e si mette a servire”.

Anche la location della mostra aiuta a pensare: l’opera verrà infatti esposta dal 23 aprile al 28 maggio nel Coretto della Cattedrale San Giuliano di Caltagirone, un luogo, la Cattedrale, nel quale risuona con particola forza l’insegnamento recente della Chiesa sulla guerra, in particolare la voce di papa Francesco che parlando di quest’ultimo conflitto ha detto: “Tutto questo è disumano! Anzi, è anche sacrilego, perché va contro la sacralità della vita umana, soprattutto contro la vita umana indifesa, che va rispettata e protetta, non eliminata, e che viene prima di qualsiasi strategia! Non dimentichiamo: è una crudeltà, disumana e sacrilega!”.

La seconda fiancata della Vespa, in luogo in cui ogni giorno si ripetono le parole di Gesù “Vi lascio la pace, vi do la mia pace”, suscita la speranza che la violenza di questi giorni finisca e che si riavvi un processo di pace e di progresso. Questa volta però con la coscienza che occorre non abbandonarsi a un vuoto ottimismo, perché, come ha insegnato il Concilio Vaticano II agli inizi degli anni ’60,  “il progresso umano, che pure è un grande bene dell’uomo, porta con sé una grande tentazione: infatti, sconvolto l’ordine dei valori e mescolando il male col bene, gli individui e i gruppi guardano solamente alle cose proprie, non a quelle degli altri; e così il mondo cessa di essere il campo di una genuina fraternità, mentre invece l’aumento della potenza umana minaccia di distruggere ormai lo stesso genere umano”.

Forse, più che dell’Italia s’è vespa, considerato il tempo che stiamo vivendo, bisognerebbe intitolare la mostra: La Vespa: andata, ritorno e (speriamo) ancora andata.

La Mostra sarà inaugurata sabato 23 aprile alle ore 19,30 e sarà visitabile dal 23 aprile al 28 maggio, presso il Coretto della Cattedrale di Caltagirone, tutti giorni con i seguenti orari: 09,30 – 12,00/16,00-18,00, escluso le domeniche nelle quali si potrà visitare dalle 16,00 alle 18,00.

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