Un post su Facebook di Angelo Malannino “boccia” il restauro della facciata dell’ex Ospedale Civico Umberto I

«Ciò che è avvenuto con il cosiddetto restauro della facciata di una parte consistente dell’ex Ospedale Civico Umberto I, oggi distretto sanitario della asp di Catania, è uno scandalo alla bellezza! Avere “mascariato” con colori vivaci la facciata che dà sulla Circonvallazione, sede dell’Hospice G. Fanales, dà il segno della incuria e della strafottenza di chi ha operato tale ingegnosa riformulazione urbanistica e la assoluta negligenza degli organi preposti all’indirizzo ed al controllo di tali lavori. Si potrebbe dire che ciò è avvenuto in un consociativo disinteresse e menefreghismo istituzionale ai vari livelli.Certo, gli armati di “scienza e coscienza”, obietteranno che il sito oggetto di restauro è opera che fa parte della ricostruzione postbellica, ma è innegabile ed inconfutabile che questo è diventato, essendo un allargamento di nuovi reparti ospedalieri del Civico, parte integrante ed unificante nella memoria dei caltagironesi, con ciò che era l’enorme patrimonio lasciatoci già dal 1625 dai Minimi, i frati conventuali di San Francesco di Paola, e che fu considerato per la sua posizione e bellezza, ai tempi della strada Carolina, oggi via Roma, “il gioiello di Caltagirone”. Non si salva nessuno: né la Soprintendenza che poteva intervenire ai sensi dell’art 154 del Testo coordinato del Codice dei beni culturali e del paesaggio dell’Assessorato Regionale dei Beni Culturali e Ambientali, né i nostri Uffici Comunali Urbanistica e Lavori Pubblici ai sensi dell’art. 54 e 75 del Regolamento Edilizio reso attuativo e ancora vigente con il Decreto dirigenziale 265/2004 dell’Assessorato Territorio Ambiente della Regione Siciliana, né l’Assessore alla Cultura sulla cui competenza e conoscenza delle relative materie i cittadini ripongono grande fiducia, essendo stato conosciuto ed apprezzato dai tanti concittadini, per i suoi puntuali ed interessanti interventi televisivi su una rubrica molto seguita dal titolo “il volo dell’aquila” nei quali metteva a nudo tutto il depauperamento artistico, monumentale e barocco che la nostra Città viveva e vive per la sciatteria e la superficialità di tanti.Non è bastato riconoscere l’importanza storica di quel complesso nel suo insieme, né per il Portale Gaginesco dell’ ingresso principale, né per quei muri perimetrali di oltre 1,40 metri, né per la trasudante storia dei Suoi Provinciali eletti, nostri concittadini, dal nobile Padre Eugenio Campochiaro, al Padre Girolamo Lanza sino a Padre Benedetto Papale, che tanto lasciò in eredità culturale a questa nostra Città, per i molti presepi e disegni per la luminaria della Scala. Né è bastato riconoscere che dal 1871 fu sede dell’Ospedale Civico in conseguenza del soppresso Ospedale delle Donne e di quello dei Fatebenefratelli dopo l’allontanamento dei Minimi da Caltagirone, a seguito delle leggi eversive del governo anticlericale, fatte eseguire in Sicilia dal Generale Cadorna nel 1866. Sembra quasi che si voglia cancellare quel complesso “mascariato” da quello storico, dividerlo, farne una cosa a se stante, nonostante un tempo di oltre mezzo secolo lo ha reso un “unicum”.Il prossimo mese di giugno ricorre il ventennale del riconoscimento Unesco per la nostra Caltagirone. Ci è concesso, se non vuol farsi passare l’unicum architettonico, almeno l’accostamento con l’enorme complesso del Convento dei Minimi? Eppure almeno 3 di quei criteri valutativi sul riconoscimento Unesco vengono abbondantemente disattesi: Rappresentare un capolavoro del genio creativo dell’uomo;Aver esercitato un’influenza considerevole in un dato periodo o in un’area culturale determinata, sullo sviluppo dell’architettura, delle arti monumentali, della pianificazione urbana o della creazione di paesaggi;Offrire esempio eminente di un tipo di costruzione o di complesso architettonico o di paesaggio che illustri un periodo significativo della storia umana… Può succedere! Mi piace ricordarmelo com’era… certamente sarebbe costato di meno ristrutturarlo con gli stessi colori e con una adeguata pulizia degli stessi intagli e delle stesse pietre!»

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